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News dal Mondo Solidale

L'Avis di Corleone è lieta di invitarvi all'inaugurazione del nuovo Centro Fisso di Raccolta in Via Neve 23, l'evento sarà svolto con la seguente programmazione: 
 
 
Ore 17.00 
Inaugurazione del Centro fisso in via Neve 23
 
Ore 21.00
Serata cabaret a cura di «Riso fa Buon Sangue»
con la straordinaria partecipazione dell’Associazione N.A.G.
presso la Villa Comunale
 
A seguire
Degustazioni di prodotti tipici locali a cura delle ditte:
Gran Caffè Corleone "sponsor ufficiale"
Caseificio Antichi sapori di Corleone
Cooperativa Lavoro e non solo di Corleone
 
Rinfresco offerto da Avis Corleone 
a cura dell’Associazione «Solo Donne» Corleone
 
N.B. Si prega di dare conferma di partecipazione per questioni organizzative entro il 31/07/2017
 
 
Vi aspettiamo numerosi
Il Presidente
Enza Crapisi

 

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Squadra vincitrice torneo

Enna - Il quinto torneo di beach volley "La legalità che unisce", organizzato da AVIS Enna con il patrocinio del Comune di Enna, svoltosi mercoledì 19 luglio, presso il campetto dell'ANPAS, ha visto in campo ben ventuno squadre a rappresentare forze di polizia, associazioni di volontariato, associazioni sportive e confraternite del territorio ennese unite dallo stesso obiettivo: ricordare, attraverso lo sport, l'impegno e la dedizione di coloro che hanno lottato per difendere la nostra terra dalla mafia anche a costo della vita. L'evento, presentato dal giornalista Riccardo Caccamo, ha avuto inizio alle ore 15:00 ed è stato sospeso alle ore 16:58 (ora della strage di via D'Amelio) per dare spazio al minuto di silenzio eseguito dal giovane trombonista Roberto Ragusa. Dopo l'inno d'Italia tutti i giocatori sono tornati in campo fino alle 21:00. Ad aggiudicarsi il torneo è stata la squadra della confraternita dell'Addolorata, guidata da Giacomo Vigneri e composta da Alessandro Riccobene, Andrea Branciforte, Lorenzo e Tommaso Bruno. Al secondo posto i ragazzi del 360, al terzo AVIS Agira seguiti da UISP Enna, AVIS Enna, Atlantis, Consulta giovani AVIS Enna, Enna Calcio, ANPAS Enna, Speranza, AVIS Barrafranca, Open Line, Luciano Lama Legalnoi, Polizia di Stato, Confraternita Valverde, Mamme Enna calcio, Vigili urbani, Carabinieri, Unione ciechi aquilotti, Unione ciechi angeli ed infine la Luciano Lama spojeni.

Durante l'intero pomeriggio si sono susseguiti gli interventi e le testimonianze del Capo Gabinetto della Questura di Enna, Dott. Giuseppe Sofia, del Sostituto procuratore Dott. Francesco Lo Gerfo, del Sindaco di Enna, Avv. Maurizio Di Pietro, e del Presidente AVIS Enna, Giulia Buono.

Grande soddisfazione giunge dagli organizzatori, soprattutto per la numerosa presenza di giovani che, sebbene non ancora nati o troppo piccoli per ricordare quelle stragi, hanno voluto dare il loro personale contributo sostenendo il valore della legalità. 

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Per me il 19 luglio di 25 anni fa, è un giorno in cui affiorano tanti ricordi: la gioia di vedere nascere il mio primogenito Paolo ed il dramma per il più vile degli attentati di mafia. Giorno infausto ricordato a Santa Croce Camerina con la piantumazione di un albero di carrubo, con le mie mani, antistante al plesso di scuola elementare poi denominato “Falcone-Borsellino”. Esempi capaci di trasmettere valori positivi per le generazioni future. La triste tragedia dell’assassinio del giudice Borsellino, come quella di Giovanni Falcone, non va dimenticata per il semplice fatto che deve ancora essere raggiunto l’obiettivo di una vita: sconfiggere completamente  la mafia.

LA VITA DI PAOLO BORSELLINO

Paolo Borsellino nasce a Palermo il 19 gennaio 1940 in una famiglia borghese, nell’antico quartiere di origine araba della Kalsa. Entrambe i genitori sono farmacisti. Frequenta il Liceo classico “Meli” e si iscrive presso la facoltà di Giurisprudenza di Palermo: all’età di 22 anni consegue la laurea con il massimo dei voti.

Pochi giorni dopo la laurea subisce la perdita del padre. Prende così sulle sue spalle la responsabilità di provvedere alla famiglia. Si impegna con l’ordine dei farmacisti a tenere l’attività del padre fino al conseguimento della laurea in farmacia della sorella. Tra piccoli lavoretti e le ripetizioni Borsellino studia per il concorso in magistratura che supera nel 1963.

L’amore per la sua terra, per la giustizia gli danno quella spinta interiore che lo porta a diventare magistrato senza trascurare i doveri verso la sua famiglia. La professione di magistrato nella città di Palermo ha per lui un senso profondo.

Nel 1965 è uditore giudiziario presso il tribunale civile di Enna. Due anni più tardi ottiene il primo incarico direttivo: Pretore a Mazara del Vallo nel periodo successivo al terremoto.

Si sposa alla fine del 1968, e nel 1969 viene trasferito alla pretura di Monreale dove lavora in stretto contatto con il capitano dei Carabinieri Emanuele Basile.

E’ il 1975 quando Paolo Borsellino viene trasferito al tribunale di Palermo; a luglio entra all’Ufficio istruzione processi penali sotto la guida di Rocco Chinnici. Con il Capitano Basile lavora alla prima indagine sulla mafia: da questo momento comincia il suo grande impegno, senza sosta, per contrastare e sconfiggere l’organizzazione mafiosa.

Nel 1980 arriva l’arresto dei primi sei mafiosi. Nello stesso anno il capitano Basile viene ucciso in un agguato. Per la famiglia Borsellino arriva la prima scorta con le difficoltà che ne conseguono. Da questo momento il clima in casa Borsellino cambia: il giudice deve relazionarsi con i ragazzi della scorta che gli sono sempre a fianco e che cambieranno per sempre le sue abitudini e quelle della sua famiglia.

Borsellino, magistrato “di ottima intelligenza, di carattere serio e riservato, dignitoso e leale, dotato di particolare attitudine alle indagini istruttorie, definisce mediamente circa 400 procedimenti per anno” e negli anni si distingue “per l’impegno, lo zelo, la diligenza, che caratterizzano la sua opera”. Per questi e altri lusinghieri giudizi a Borsellino viene conferita la nomina a magistrato d’appello con deliberazione in data 5 marzo 1980, dal Consiglio Superiore della Magistratura.

Anche nei periodi successivi continua a svolgere le sue funzioni presso l’ufficio d’istruzione del Tribunale, dando ulteriore, luminosa dimostrazione delle sue qualità, veramente eccezionali, di magistrato e, particolarmente, di giudice inquirente.

Viene costituito un pool che comprende quattro magistrati. Falcone, Borsellino e Barrile lavorano uno a fianco all’altro, sotto la guida di Rocco Chinnici. E’ nei giovani la forza su cui contare per cambiare la mentalità della gente e i magistrati lo sanno. Vogliono scuotere le coscienze e sentire intorno a sé la stima della gente. Sia Giovanni Falcone sia Paolo Borsellino hanno sempre cercato la gente. Borsellino comincia a promuovere e a partecipare ai dibattiti nelle scuole, parla ai giovani nelle feste giovanili di piazza, alle tavole rotonde per spiegare e per sconfiggere una volta per sempre la cultura mafiosa.

Fino alla fine della sua vita Borsellino, nel tempo che gli rimane dopo il lavoro, cercherà di incontrare i giovani, di comunicargli questi nuovi sentimenti e di renderli protagonisti della lotta alla mafia.

Si chiede la promozione di pool di giudici inquirenti, coordinati tra loro ed in continuo contatto, il potenziamento della polizia giudiziaria, l’istituzione di nuove regole per la scelta dei giudici popolari e di controlli bancari per rintracciare i capitali mafiosi. I magistrati del pool pretendono l’intervento dello stato perché si rendono conto che il loro lavoro, da solo, non basta.

Chinnici scrive una lettera al presidente del tribunale di Palermo per sollecitare un encomio nei confronti di Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, utile per eventuali incarichi direttivi futuri. L’encomio richiesto non arriverà.

Poi il dramma. Il 4 agosto 1983 viene ucciso il giudice Rocco Chinnici con un’autobomba. Borsellino è distrutto: dopo Basile anche Chinnici viene strappato alla vita. Il leader del pool, il punto di riferimento, viene a mancare.

A sostituire Chinnici arriva a Palermo il giudice Caponnetto e il pool, sempre più affiatato continua nell’incessante lavoro raggiungendo i primi risultati. Nel 1984 viene arrestato Vito Ciancimino e si pente Tommaso Buscetta: Borsellino sottolinea in ogni momento il ruolo fondamentale dei pentiti nelle indagini e nella preparazione dei processi.

Comincia la preparazione del Maxiprocesso e viene ucciso il commissario Beppe Montana. Ancora sangue, per fermare le persone più importanti nelle indagini sulla mafia e l’elenco dei morti è destinato ad aumentare. Il clima è terribile: Falcone e Borsellino vengono immediatamente trasferiti all’Asinara per concludere le memorie, predisporre gli atti senza correre ulteriori rischi.

All’inizio del maxiprocesso l’opinione pubblica inizia a criticare i magistrati, le scorte e il ruolo che si sono costruiti.

Conclusa la monumentale istruttoria del primo maxi-processo all’organizzazione criminale denominata “Cosa Nostra” insieme al collega Giovanni Falcone, unitamente al dott. Leonardo Guarnotta e al dott. Giuseppe Di Lello-Filinoli, Paolo Borsellino chiede il trasferimento alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Marsala per ricoprire l’incarico di Procuratore Capo. Il CSM, con una decisione storica e non priva di strascichi polemici accoglie la relativa istanza sulla base dei soli meriti professionali e dell’esperienza acquisita da Paolo Borsellino negando per la prima volta validità assoluta al criterio dell’anzianità.

Borsellino vive in un appartamento nella caserma dei carabinieri per risparmiare gli uomini della scorta. In suo aiuto arriva Diego Cavaliero, magistrato di prima nomina, lavorano tanto e con passione. Borsellino è un esempio per il giovane Cavaliero. Teme che la conclusione del maxiprocesso attenui l’attenzione sulla lotta alla mafia, che il clima scemi e si torni alla normalità e per questo Borsellino cerca la presenza dello Stato, incita la società civile a continuare le mobilitazioni per tenere desta l’attenzione sulla mafia e frenare chi pensa di poter piano piano ritornare alla normalità.

Il clima comincia a cambiare: il fronte unico che aveva portato a grandi vittorie della magistratura siciliana e che aveva visto l’opinione pubblica avvicinarsi agli uomini in prima linea e stringersi intorno a loro, comincia a cedere.

Nel 1987 Caponnetto è costretto a lasciare la guida del pool a causa di motivi di salute. Tutti a Palermo attendono la nomina di Giovanni Falcone al posto di Caponnetto, anche Borsellino è ottimista. Il CSM non è dello stesso parere e si diffonde il terrore di veder distruggere il pool. Borsellino scende in campo e comincia una vera e propria lotta politica: parla ovunque e racconta cosa stia accadendo alla procura di Palermo; sui giornali, in televisione, nei convegni, continua a lanciare l’allarme. A causa delle sue dichiarazioni Borsellino rischia il provvedimento disciplinare. Solo il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga interviene in suo appoggio chiedendo di indagare sulle dichiarazioni del magistrato per accertare cosa stia accadendo nel palazzo di giustizia di Palermo.

Il 31 luglio il CSM convoca Borsellino che rinnova le accuse e le sue perplessità. Il 14 settembre il CSM si pronuncia: è Antonino Meli, per anzianità, a prendere il posto che tutti aspettavano per Giovanni Falcone. Paolo Borsellino viene riabilitato, torna a Marsala e riprende a lavorare. Nuovi magistrati arrivano a dargli una mano, giovani e, a volte di prima nomina. Il suo modo di fare, il suo carisma ed i suo impegno in prima linea è contagiaso; lo affiancano con lo stesso fervore e con lo stesso coraggio nelle indagini su fatti di mafia. I pentiti cominciano a parlare: prendono forma le indagini su connessioni tra mafia e politica. Paolo Borsellino è convinto che per sconfiggere la mafia i pentiti abbiano un ruolo fondamentale. E’ tuttavia convinto che i giudici debbano essere attenti, controllare e ricontrollare ogni dichiarazione, ricercare i riscontri ed intervenire solo quando ogni fatto sia provato. L’opera è lunga e complicata ma i risultati non tarderanno ad arrivare.

Da questo momento gli attacchi a Borsellino diventano forti ed incessanti. Le indiscrezioni su Falcone e Borsellino sono ormai quotidiane; si parla di candidature alla Camera o alla carica di Sindaco. I due magistrati smentiscono ogni cosa.

Comincia intanto il dibattito sull’istituzione della Superprocura e su chi porre a capo del nuovo organismo. Falcone, intanto, va a Roma come direttore degli affari penali e preme per l’istituzione della Superprocura. Si sente la necessità di coinvolgere le più alte cariche dello stato nella lotta alla mafia. La magistratura da sola non può farcela, con Falcone a Roma si ha un appoggio in più: Borsellino decide di tornare a Palermo, lo seguono il sostituto Ingroia e il maresciallo Canale. Maturati i requisiti per essere dichiarato idoneo alle funzioni direttive superiori – sia requirenti che giudicanti – pur rimanendo applicato alla Procura della Repubblica di Marsala Paolo Borsellino chiede e ottiene di essere trasferito alla Procura della Repubblica di Palermo con funzioni di Procuratore Aggiunto. Grazie alle sue indiscusse capacità investigative, una volta insediatesi presso la Procura di Palermo alla fine del 1991, è delegato al coordinamento dell’attività dei Sostituti facenti parte della Direzione Distrettuale Antimafia.

I Magistrati, con l’arrivo di Borsellino trovano nuova fiducia. A Borsellino vengono tolte le indagini sulla mafia di Palermo dal procuratore Giammanco, e gli vengono assegnate quelle di Agrigento e Trapani. Ricomincia a lavorare con l’impegno e la dedizione di sempre. Nuovi pentiti, nuove rivelazioni confermano il legame tra la mafia e la politica, riprendono gli attacchi al magistrato e lo sconforto ogni tanto si manifesta.

A Roma viene finalmente istituita la superprocura e vengono aperte le candidature; Falcone è il numero uno ma, anche questa volta, sa che non sarà facile. Borsellino lo sostiene a spada tratta sebbene non fosse d’accordo sulla sua partenza da Palermo. Il suo impegno aumenta quando viene resa nota la candidatura di Cordova. Borsellino esce allo scoperto, parla, dichiara, si muove: è di nuovo in prima linea. I due magistrati lottano uno a fianco all’altro, temono che la superprocura possa divenire un arma pericolosa se in possesso di magistrati che non conoscono la mafia siciliana.

Nel Maggio 1992 Giovanni Falcone raggiunge i numeri necessari per vincere l’elezione a superprocuratore. Borsellino e Falcone esultano, ma il giorno dopo nell’atto tristemente noto come la “strage di Capaci” Giovanni Falcone viene ucciso insieme alla moglie.

Paolo Borsellino soffre molto, il legame che ha con Falcone è speciale. Dalle prime indagini nel pool, alle serate insieme, alle battute per sdrammatizzare, ai momenti di lotta più dura quando insieme sembravano “intoccabili”, al periodo forzato all’Asinara fino al distacco per Roma. Una vita speciale, quella dei due amici-magistrati, densa di passione e di amore per la propria terra. Due caratteri diversi, complementari tra loro, uno un po’ più razionale l’altro più passionale, entrambi con un carisma, una forza d’animo ed uno spirito di abnegazione esemplari.

A Borsellino viene offerto di prendere il posto di Falcone nella candidatura alla superprocura, ma rifiuta. Resta a Palermo, nella procura dei veleni, per continuare la lotta alla mafia, diventando sempre più consapevole che qualcosa si è rotto e che il suo momento è vicino.

Vuole collaborare alle indagini sull’attentato di Capaci di competenza della procura di Caltanissetta. Le indagini proseguono, i pentiti aumentano e il giudice cerca di sentirne il più possibile. Arriva la volta dei pentiti Messina e Mutolo, ormai Cosa Nostra comincia ad avere sembianze conosciute. Spesso i pentiti hanno chiesto di parlare con Falcone o con Borsellino perché sapevano di potersi fidare, perché ne conoscevano le qualità morali e l’intuito investigativo. Continua a lottare per poter avere la delega per ascoltare il pentito Mutolo. Insiste e alla fine il 19 luglio 1992 alle 7 di mattina Giammanco gli comunica telefonicamente che finalmente avrà quella delega e potrà ascoltare Mutolo.

Lo stesso giorno Borsellino si reca a Villagrazia per rilassarsi. Si distende, va in barca con uno dei pochi amici rimasti. Dopo pranzo torna a Palermo per accompagnare la mamma dal medico: l’esplosione di un’autobomba sotto la casa di via D’Amelio strappa la vita al giudice Paolo Borsellino e agli uomini della sua scorta. E’ il 19 luglio 1992, rimane non solo un suo messaggio, ma un’eredità intellettuale: la lotta alla mafia dev’essere innanzitutto un movimento  culturale  che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà  che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità  e quindi della complicità.

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beach2017

Proseguono senza sosta e con grande entusiasmo le attività dei volontari dell’AVIS Comunale di Enna, sempre in prima linea per ciò che riguarda la solidarietà e che nei prossimi giorni offriranno alla città di Enna una lodevole iniziativa. Martedi 19 luglio, a partire dalle ore 15:00, i volontari di diverse associazioni di volontariato, i componenti di tutte le forze dell’ordine, le confraternite e l’ordine degli Avvocati si uniranno al campetto di beach volley presso l’Anpas Protezione Civile in Via Sardegna, 36 di Enna per ricordare, con il torneo di beach volley “La legalità che unisce” , la strage di via D’Amelio e onorare le vittime di uno dei più efferati crimini che hanno segnato la storia della Sicilia e dell’Italia intera.

Alle ore 16:58 sarà rispettato un minuto di silenzio in memoria della strage di via D’Amelio, attentato di stampo terroristico-mafioso messo in atto il pomeriggio del 19 luglio 1992 a Palermo; vi persero la vita il giudice antimafia Paolo Borsellino, all’epoca Procuratore aggiunto a Palermo, e la sua scorta. L’attentato seguì di due mesi la strage di Capaci, in cui era stato ucciso il giudice Giovanni Falcone, amico e collega di Borsellino, segnando uno dei momenti più tragici nella lotta alla mafia.

Oltre a Paolo Borsellino, morirono il caposcorta Agostino Catalano e gli agenti Emanuela Loi (prima donna a far parte di una scorta e prima agente della Polizia di Stato a cadere in servizio), Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. L’unico sopravvissuto fu Antonino Vullo, risvegliatosi in ospedale dopo l’esplosione, in gravi condizioni.

Prevista la presenza delle autorità civili e militari della città.

REGOLAMENTO

19/07/2017
ORE 15.00
incontro con tutti i partecipanti nel c/o campetto dell’ente corpo volontari Protezione Civile Enna – ANPAS sito in via Sardegna 36, Enna Bassa,dove verranno accreditate le squadre partecipanti al torneo. (si raccomanda la puntualità!)

ORE 16.58 del 19/07/2016Minuto di silenzio per ricordare la strage di via d’Amelio dove persero la vita il giudice Paolo Borsellino e la sua scorta composta da Emanuela LoiAgostino CatalanoVincenzo Li MuliWalter Eddie Cosina e Claudio Traina.

Vista la numerosa quantità di adesioni ricevute è stato fissato un regolamento che permetterà a tutti di giocare. Potranno iscriversi squadre rappresentanti Associazioni, Enti, Confraternite.

Dopo l’accreditamento verrà effettuato il sorteggio, che stabilirà le squadre che si incontreranno durante la fase ad eliminazione diretta.

Dopo il sorteggio i capitani di tutte le squadre, dovranno riunirsi insieme agli arbitri per fissare definitivamente le regole e le modalità di gioco.


FASE DI ELIMINAZIONE
La prima fase sarà quella ad eliminazione diretta dove le squadre disputeranno un unico set, chi arriverà a 21 punti per primo con un distacco di 2 punti andrà alla seconda fase. La squadra perdente sarà eliminata.
Questa modalità andrà avanti fino ad ottenere 4 squadre che si sfideranno nella semifinale e finale.

Ci riserviamo di modificare questo regolamento fino al momento dell’accreditamento.


N.B. Si fa presente che durante la fase di accreditamento delle squadre tutti i partecipanti dovranno sottoscrivere una liberatoria, sollevando da ogni responsabilità l’Organizzazione per eventuali infortuni e danni fisici.

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Anche l’estate 2017, complice l’inizio delle ferie e l’ondata di calore che sta colpendo molte regioni italiane,

registra in diverse aree del Paese un preoccupante calo delle donazioni di sangue ed emocomponenti.

“Questa situazione – spiega il presidente di AVIS NAZIONALE, Alberto Argentoni –è già stata evidenziata dal Centro Nazionale Sangue e da diverse Regioni che, anche in collaborazione con il volontariato del sangue, hanno realizzato specifiche campagne estive. Rinnoviamo la richiesta a tutte le nostre sedi a proseguire con efficacia nell’attività di programmazione delle donazioni e al nostro 1.300.000 donatori periodici di mettersi a disposizione delle nostre unità di raccolta o dei centri trasfusionali per compiere un gesto di solidarietà quanto mai importante.

Abbiamo il dovere, anche in questo periodo dell’anno, di garantire l’autosufficienza di sangue ed emocomponenti in tutte le Regioni”.

Per ricordare l’importanza della programmazione della donazione di sangue, specialmente nei mesi estivi, AVIS ha lanciato una campagna estiva che riprende l’iniziativa dell’Alfabeto della solidarietà.

“Anche d’estate c’è bisogno di sangue. Fa’ anche tu come i nostri volontari: dona ora”. E’ questo lo slogan che campeggia su tutti gli strumenti della campagna estiva proposta da AVIS NAZIONALE a tutte le sue 3.400 sedi.

“Desidero ringraziare – prosegue il presidente di AVIS NAZIONALE – tutte le sedi che si stanno mobilitando, non solo per garantire l’autosufficienza nel proprio territorio ma anche – con un impegno supplementare – nelle zone carenti. Al tempo stesso, ringrazio anche i donatori che stanno rispondendo ai nostri appelli e tutti coloro che per la prima volta stanno pensando di compiere un così importante gesto di solidarietà a favore di tantissimi malati”.

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Anche quest'anno L'Avis scende in campo per la legalità organizzando la V edizione del torneo di beachvolley "la legalità che unisce" che si terrà il 19 luglio c.o il campetto dell'Ente Corpo Volontari protezione civile Enna -Anpas. Siete tutti invitati a partecipare...Iscrivete la vostra squadra formata da 4 componenti (mista donne e/o uomini) contattando il 3802195246 o inviando una mail a  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , ricorderemo insieme delle persone speciali che hanno perso la vita in nome della legalità!

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